lunedì 11 aprile 2011

Mosaico: origini e storia (parte 1°)

Il "Mosaico", arte nata migliaia di anni fa, utilizza soprattutto tessere fatte con materiali nobili, quali vetro, ceramica, marmo o pietre e con l’uso a volte anche di smalti, oro e argento. Con il termine “Assemblaggio tessere” si intende quella tecnica che, attraverso tessere fatte con molteplici e diversi materiali, va a comporre un'immagine. Il lavoro fatto con l’assemblaggio tessere è in tutto un mosaico ma fatto praticamente con ogni genere di materiale, dai sassolini, alle conchiglie, ai cocci di piatti e mattonelle, ai vetri rotti, alla plastica, alla carta, alla stoffa etc. Si può fare un mosaico con materiali riciclati come tappi di ferro o di plastica, stracci, ritagli di giornali o qualsiasi altra cosa ci venga in mente. L’importante è assemblare insieme tante tessere fino a formare un’immagine, e poi in fondo, la tecnica di base è sempre la stessa: una base, le tessere, colla e stucco per sigillare.


Pavimento in ciottoli all'ingresso di un palazzo

 
 Si sa che è una tecnica molto antica anche se non è facile stabilirne con precisione l'origine: l'uomo ha sempre manifestato una naturale inclinazione a decorare suppellettili o architetture, utilizzando sia pigmenti sia pietre già colorate dalla natura stessa, le tessere appunto. Una tessera nell'arte musiva è un frammento di qualsiasi materiale che viene usata per la composizione di figure pittoriche.
Le tessere erano chiamate in greco abakìskoi, quadrelli, da àbax, tavoletta, mentre in latino abaculi, tesserae, tessellae. I materiali impiegati possono essere i più diversi per natura e colore (pietre, vetro, conchiglie), e possono essere pigmentate in oro o costituite da pietre dure e pietre preziose. Anche la forma e la dimensione delle tessere può variare in funzione delle dimensioni della figura che si vuole ottenere e della precisione della stessa.


Attori dietro le quinte - particolare proveniente dalla Casa del poeta tragico - Pompei
 Lo stesso termine mosaico è di origine incerta: alcuni lo fanno derivare dal greco musaikòn, "opera paziente degna delle Muse"; in latino veniva chiamato opus musivum, cioè "opera delle Muse" oppure "rivestimento applicato alle grotte dedicate alle Muse stesse". Il richiamo alle Muse è dovuto all'usanza degli antichi romani di costruire, nei giardini delle ville, grotte e anfratti dedicati alle Ninfe (ninpheum) o Muse (musaeum), decorandone le pareti con sassi e conchiglie. Quindi musaeum o musivum indica la grotta e opus musaeum o opus musivum indica il tipo di decorazione murale. In seguito si affermò l'uso dell'aggettivo musaicus ad indicare l'opera musiva. Potrebbe derivare anche dall'arabo muzauwaq, che significa "decorazione".
Sono state indicate anche altre locuzioni, le ipotesi però sono molte e nessuna sembra avere titoli sufficienti per prevalere sulle altre.
Un po' di storia: Il mosaico nasce prima di tutto con intenti pratici più che estetici: argilla smaltata o ciottoli venivano impiegati per ricoprire e proteggere i muri o i pavimenti in terra battuta.
Nella storia del mosaico molto numerosi e vari sono i materiali che sono stati impiegati per la produzione di mosaici. Fra questi si ricordano:
    * i ciottoli;
    * la pasta di vetro: effetto di trasparenza, colori vivi;
    * i quadrati d'arenaria: taglio facile e resistenti al freddo;
    * la ceramica smaltata: grande gamma di colori, ma è un materiale di difficile conservazione;
    * il marmo: numerosi colori, grande resistenza, ma è un materiale molto pesante;
    * l'oro e l'argento: si inserisce uno strato d'oro o di argento in una tessera di vetro; lo strato è protetto e si ha un effetto di luminosità.
Risalgono al 3000 a.C. le prime decorazioni a coni di argilla dalla base smaltata di diversi colori, impiegate dai Sumeri per proteggere la muratura in mattoni crudi.

Pannello detto "Stendardo di Ur"
Nel II millennio a.C., in area minoico-micenea, si iniziò ad usare, in alternativa all'uso dei tappeti, una pavimentazione a ciottoli che dava maggiore resistenza al calpestio e rendeva il pavimento stesso impermeabile, il che si ritrova anche in Grecia nel V secolo a.C.
A partire dal IV secolo a.C., vengono utilizzati cubetti di marmo, onice e pietre varie, che hanno maggiore precisione dei ciottoli, fino ad arrivare, nel III secolo a.C., all'introduzione di tessere tagliate.
Le prime testimonianze di mosaico a tessere a Roma si datano attorno la fine del III secolo a.C., per impermeabilizzare il pavimento di terra battuta. Successivamente, con l'espansione in Grecia e in Egitto, si svilupperà un interesse per la ricerca estetica e la raffinatezza delle composizioni.


Cave Canem - da Pompei
 Inizialmente le maestranze provenivano dalla Grecia e portavano con sé tecniche di lavorazione e soggetti dal repertorio musivo ellenistico, ma il mosaico romano diventerà poi indipendente, diffondendosi in tutto l'impero: si preferiscono temi figurativi per lo più stereotipati, ma soprattutto motivi geometrici, arabeschi e vegetazione stilizzata.


Particolare proveniente da Pompei raffigurante Pan e Imadriade
 Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, il mosaico conobbe le sue espressioni più fulgide. Dal IV secolo i favolosi mosaici bizantini arrivarono anche in Italia, grazie alla riconquista ordinata da Giustiniano I di Bisanzio: tra le più alte espressioni, si ricordano la basilica di San Vitale a Ravenna e quella di Santa Sofia a Costantinopoli.


Particolare di mosaico in San Vitale a Ravenna

Particolare di mosaico sito nella Basilica di Santa Sofia ad Istanbul
Nell'arte romanica il mosaico non ha ruolo dominante per motivi economici e gli si preferisce l'affresco come decorazione parietale. Viene invece utilizzato per le superfici pavimentali, e vive il suo apice nel XII secolo, come testimonia il mosaico del Duomo di Otranto, risalente al 1163-1165.


Particolare del pavimento della Cattedrale di Otranto
 Tra l' XI ed il XII secolo ha particolare sviluppo lo stile cosmatesco a Roma e in Italia centrale. La produzione sempre più vasta di piastrelle di ceramica verniciate sostituirà il mosaico pavimentale per il costo nettamente inferiore.
Nel Rinascimento il mosaico non è più mezzo creativo autonomo ma diventa virtuosismo: l'unico interesse è per l'apparente eternità del materiale musivo per rendere immortale l'opera pittorica. In epoca manierista e barocca diventa definitivamente subordinato all'architettura e alla pittura: nel primo caso è utilizzato come rivestimento pavimentale, con preferenze per l'opus sectile e la palladiana; nel secondo caso viene preferito solo per la sua maggiore durata nel tempo e resistenza alle intemperie, per cui si trova soprattutto sulle facciate dei palazzi.
Il Novecento è il secolo che segna la rinascita del mosaico, in seguito alle esperienze di Impressionismo e Divisionismo, con cui ha in comune il frazionamento del colore, con l'avvicinamento a Espressionismo e Astrattismo per la semplificazione della forma e alla netta scansione cromatica, ma soprattutto grazie alla nascita del Liberty e dell' Art Déco, che lo solleveranno dal ruolo di arte secondaria.
In particolare, si ricordano Antoni Gaudì e Gustav Klimt per l'uso innovativo di questa tecnica ormai millenaria.
Pur avendo nobili e antiche origini il mosaico è tuttora un'arte praticata in tutto il mondo. In Italia naturalmente il centro del mosaico contemporaneo resta Ravenna. Alla fine del 2005 il Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico ha creato anche un archivio online intitolato Databank Mosaicisti Contemporanei,


Mosaicista al lavoro
 una vera e propria banca dati dei mosaicisti contemporanei per cercare informazioni e immagini relative ai mosaicisti, ai laboratori e alle loro attività artistiche.
Dato che questo argomento è molto vasto mi fermo quì per questa prima parte e vi rimando ad un prossimo articolo per la 2° parte.